Festival dell’Autobiografia. Anghiari, 20 – 22 settembre 2013

Festival dell’Autobiografia. Anghiari, 20 – 22 settembre 2013

 

140911-ImmagineFestival.jpg Il mio Festival

  Nel teatro, in Biblioteca, nei negozi, nei ristoranti, nei bar, nelle strade, persone che non si conoscevano fino a un momento prima cominciano con salutarsi con un sorriso, poi si parlano e le parole, rapidamente, diventano un racconto. Le storie di vita hanno passeggiato per i luoghi di Anghiari, o meglio, Anghiari  le ha accolte e, in qualche misura, se ne è impossessata. Un programma ricco e articolato di incontri ha richiamato e coinvolto un numero rilevante di persone.

 Ci sarà modo, credo, per condividere e valutare anche i punti deboli e i problemi organizzativi. Per ora mi sento di dire che, nei giorni del Festival, Anghiari si è trasformata in una sorta di Arcadia.

 

 Aperitivo con le storie di lavoro

  Nell’ambito di Aperitivo con le storie ho avuto il privilegio di condurre l’incontro dedicato alle Storie di lavoro che si è svolto in un luogo molto  particolare, l’elegante showroom di Busatti. Per arrivare al giardino-terrazza al livello della strada, si passa per ambienti  pieni di raffinati tessuti per arredo … Sui banconi ci sono alcuni dépliant con i Colloqui autobiografici, tratti dalle interviste ai titolari curate da Anna e Carmen. Il luogo può sembrare in contrasto  con le vicende del Salumificio Bellentani di Modena, con i licenziamenti delle operaie licenziate della Omsa di Faenza e il progetto SOStare. AAA Lavoro cercasi. Autobiografia. Ascolto. Autoaiuto, ma è solo un’impressione superciale. 

 

 Cominciamo in anticipo perché il pubblico ha già occupato quasi tutti i posti a sedere. Presento l’incontro e gli ospiti, cercando di mettere in evidenza gli  aspetti comuni di storie operaie di ieri e di oggi, con il  progetto sperimentale che verrà avviato, a breve, in Lombardia.  Provo a far dialogare le storie raccolte con amore da Adriana e Anna Maria, pubblicate dallo Spi – Cgil in due bei volumi, per poi confrontarle con i momenti difficili dell’oggi, della perdita del lavoro e della disoccupazione giovanile. Infatti il progetto SOStare prevede l’impegno di volontari, opportunamente formati all’ascolto autobiografico e alla relazione d’aiuto, attraverso l’helpline di sostegno telefonico e altre tecnologie informatiche, nei confronti di persone senza lavoro. 

  I posti a sedere sono esauriti nella  terrazza di Busatti… Alcune persone sono in piedi e altre, passando in strada, si fermano ad ascoltare appoggiandosi alla ringhiera. Il microfono arriverà solo dopo un’oretta ma le letture delle storie sono riuscite, comunque, a coinvolgere il pubblico e alcuni dei presenti hanno voluto portare la propria testimonianza.

 Alla fine, lo scambio di battute e di impressioni intorno al ricco buffet offerto da Busatti, ha dato conferma dell’esito positivo dell’incontro.  

 

Appoggiati al leggio

 Intensa è stata l’esperienza di Appoggiati al leggio: vi ho partecipato con una certa emozione insieme ad altre tre signore che hanno partecipato a laboratori da me curati. 

 La mail di Carmine mi stimola a condividere con voi la lo scritto che ho letto per l’occasione.  Mi farebbe piacere che lo consideraste un mio contributo, elaborato in forma di lettera, sul tema delle memorie locali e dei geni, che è stato al centro dell’incontro diretto da Caterina.

 

Gentili amiche, cari amici,

 vorrei raccontarvi alcune vicende, personali e no, legate alla Mnemoteca e alla Biblioteca Vaccheria Nardi. 

 Dovete saper che nel dicembre del 2009 è stata inaugurata la Biblioteca Vaccheria Nardi, nel quartiere dove abito a Roma, da quasi 35 anni: un fatto  importante certamente per la lettura ma anche per la scrittura autobiografica.  Finalmente si concludeva la travagliata vicenda della Biblioteca di via Mozart, chiusa da molto tempo.

 La nuova sede della Biblioteca  si trova in un’area verde fra la Via Tiburtina e l’Aniene, con un leccio secolare e un giardino di cedri, palme e bossi, su un leggero rilievo del terreno,  dove sono stati rinvenuti resti di una villa-casale di epoca romana.

 In questa zona, un tempo paludosa, fu costruita nel 1904, la vaccheria di un’azienda casearia,  attiva fino agli anni ’60. Negli anni ’30 su questo territorio bonificato, sorsero le  borgate di Tiburtino III e Pietralata, dove vennero “deportati” gli abitanti più poveri del centro storico, che avevano perduto le loro case in seguito alle demolizioni del  Ventennio.
Queste borgate, rappresentate da Renzo Vespignani e descritte da Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante e Franco Ferrarotti, nel corso degli anni erano diventate malsane e inabitabili.

 La loro demolizione e la costruzione di nuove case popolari avvenne però solo nei primi anni ’80, quando si era già  sviluppato il nuovo quartiere di Colli Aniene, e  migliaia di famiglie vi erano andate ad abitare, acquistando l’ appartamento in cooperativa e con mutuo agevolato.

 Il clima sociale era caratterizzato da un forte impegno politico per la presenza di tante famiglie giovani, ma il rapporto  tra i nuovi e i vecchi abitanti del territorio non era sempre semplice, pur se mediato spesso dalla stessa appartenenza politica.  Comunque ci  si conobbe, ci si organizzò, si lavorò negli organi collegiali della scuola e in tutte le iniziative tese a migliorare la vita da pionieri, in una periferia non completamente urbanizzata, dove erano ancora evidenti aspetti importanti dell’Agro romano.  Volevamo conservarne e recuperarne alcune testimonianze: le aree verdi intorno al fiume Aniene, il Casale della Cervelletta della metà del ‘600, costruito intorno ad una torre medievale e la vaccheria che, sulla fronte dell’edificio principale, recava l’iscrizione: “PREMIATA VACCHERIA/FRA.LLI NARDI VIA CROCIFERI 22”, a due passi da Fontana di Trevi. 

 La trasformazione del Pci in Pds passò come un terremoto. I rapporti più solidi divennero difficili e molte amicizie fraterne si ruppero.  Alcuni promossero associazioni culturali per reagire allo sconforto, al conformismo e per non disperdere il senso di comunità che negli anni si era creato.    

 Così, dopo le esperienze della Banca del Tempo  e del Caffè letterario   in una libreria, ci mettemmo alla ricerca di documenti ed immagini sul tratto urbano  della Via Tiburtina. Trovammo un gran numero di indizi e informazioni. Quella che sembrava una periferia indistinta si rivelò un insieme di luoghi i cui Geni pulsavano di vita. Quel paesaggio umano era un incredibile giacimento   di storie: se ne potevano trovare tracce nella letteratura, nella pittura e nel cinema  e potevano essere  indagate con gli strumenti dello storico, del sociologo  o dell’antropologo.  Sentivo che pian piano stava emergendo qualcosa di importante che non riuscivo ancora ad individuare.

 All’inizio del 2000 la Biblioteca di via Mozart promosse una serie di conferenze sul tema della Memoria e ad una di queste intervennero Saverio Tutino e Duccio Demetrio che insieme avevano fondato nel 1998 la Libera Università dell’Autobiografia, ad  Anghiari.  Fu una rivelazione. Partecipai a vari seminari e mi iscrissi alla scuola biennale. Avevo capito che quello che mancava alla nostra ricerca era una chiave metodologica diversa: la scrittura di sé, inserita in un percorso culturale e formativo orientato verso le storie dei luoghi e delle persone.

 Così cominciò  a definirsi il progetto “Il paesaggio umano e la memoria” che avrebbe predisposto un complesso di attività al fine di costituire nella Biblioteca pubblica uno spazio dedicato alla cultura e alla pedagogia della memoria, alle storie di vita e dei luoghi, alla scrittura autobiografica: uno spazio chiamato Mnemoteca, un cantiere aperto e una comunità di pratiche, un luogo di partecipazione e di democrazia, dove raccogliere e conservare diari e autobiografie; pubblicazioni, documenti e immagini riguardanti il territorio e i suoi cambiamenti.

 Ma frequentare Anghiari non mi aiutò solo in questo. Scrivere la mia autobiografia e praticare la scrittura mi ha anche aiutato ad individuare zone della mia interiorità non ancora esplorate. Il mio atteggiamento nei confronti della vita, del prossimo e della mia famiglia, almeno in parte, è mutato, come anche il modo di rappresentarlo.

 A proposito di luoghi e memorie, qualche giorno fa sono andato a vedere una mostra fotografica dedicata a Luigi Ghirri (Pensare per immagini, Maxxi). Mi è sembrata una fonte inesauribile di stupore ed emozione, in cui ho ritrovato tratti importanti dello sguardo autobiografico.

 Mi piacerebbe partire da uno sguardo meno affrettato, più consapevole e affettuoso, entrare in sintonia con il luogo. Il mio è un tentativo semplice di costruire un sentimento di appartenenza e di pacificazione.    

Luigi Ghirri, Una luce sul muro, 1981  

 Giovanni D’Alfonso

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