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Proggetti effettuati

Le scritture di Villavallelonga 2008

Autopresentazione di Barbara R.

 

Sottotitolo: La mia strada

Percorrendo questi anni dal momento in cui è iniziata la mia battaglia, potrei cercare di evidenziarne i lati più banali… perché no? I tanti lati oscuri usciti fuori finora e sui quali ho tanto lavorato e che ho tanto analizzato, con mio instancabile diletto…  Spero di non appesantire ancora i miei interlocutori.

La speranza è la parola chiave: forza inconsapevole di trovarsi immagini parallele contro le difficoltà concrete della vita.

Non sempre banale da scoprire ed appropriarsene; solo quando ci si concede il gioco delle proprie azioni, essa può sopraggiungere e sopravvivere.

E tutti i giochi diventano alchimie, in cui le formule si ci sono, ma non è necessario saperle usare. E’ fondamentale viverle, e basta.

La mia via era iniziata tempo fa con l’itinerario della destinazione in parte definito, intessuto nella coperta che mi aveva affettuosamente scaldata e in parte confuso e irriconoscibile nelle rigide paure che, ahimè, mi “nutrono” ancora.

Talvolta l’agire e il progettare il futuro sembrano perdere di senso…

Poi, la difficoltà di assecondare talune regole, la sofferenza per non sentirmi in grado di realizzare i miei  desideri e l’oblio che, talvolta, trasfigurava tutto come un leggero venticello primaverile che attraversava e abbandonava la mia mente: ero sola, con i pensieri confusi, con la parola legata…

E infine la ricostruzione: la coperta dei ricordi non mi avvolge né mi copre più. E’ lì certamente ma non impedisce i miei movimenti. Sembra diventata leggera  e io riesco finalmente a far posto a nuove cose e a nuove  idee; non importa se non si realizzeranno: importante è che il mio sguardo non si stanchi di cercare nuovi  significati, come se volessi diventare, in questo modo, figlia e madre di me stessa.

Per generare il mio destino.


 

La scrittura come tirocinio

Ma chi l’avrebbe mai detto che è così difficile scrivere?

Eppure avevo già scritto tanto negli anni dell’adolescenza, in quelli della cosiddetta crisi esistenziale, durata ahimè troppi anni.

Ma perché tutta questa difficoltà?

Perché il mio universo era così intraducibile agli altri?

Io lo conosco, so tutto di me, anche se non si finisce mai.

Questa parentesi che si è aperta con il tirocinio attraverso la dimensione della scrittura, mi sta rivelando ancora altre cose.

Quelle stesse cose, che ultimamente occupavano l’ultimo posto delle mie priorità, dei miei filtri, dei miei schemi cognitivi.

Anzi addirittura mi sto sforzando a rintracciarli, nella speranza che qualcosa succederà.

Cosa? Dire a tutti che voglio bene a Barbara.

Come lo spiego?

Cerco di spiegarlo con il dovere di dedicarsi del tempo,  di prendersi cura di sé.

Il tempo non solo per riflettere su Sé e su ciò che mi capita, temerario viaggio visitato nell’esperienza clinica personale, ma per riconsegnare il giusto tempo alle cose e alle persone.

E in tutto ciò è determinante la ricerca di significati, il raccontarsi, lo scrivere…

E il benessere può venire da sè.

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