Ultime Notizie

Area Login

Iscrizione newsletter

Per ricevere la nostra Newsletter inserisci la tua mail e premi OK

Ultime notizie2

Abbiamo 25 visitatori e nessun utente online

719723
Today
Yesterday
This Week
Last Week
This Month
Last Month
All days
106
131
2352
427614
5082
4541
719723
Your IP: 3.227.249.234
2019-10-19 21:55:25

Proggetti effettuati

Le scritture di Villavallelonga 2008 - II

Gina Angela

Ho quarantaquattro anni e sono nata a S. Felice Circeo. Sono figlia e nipote di contadini veneti, arrivati dal Veneto con la bonifica delle paludi pontine. Abito a Roma dall’87, cioè da quasi 21 anni, per motivi di lavoro. Sono infermiera e lavoro da 22 anni. Una parte degli studi l’ho fatta a Roma però poi l’ho terminati a Latina. Quando sono venua a Roma avevo il marito e una bambina che aveva un anno: oggi ne venti.

Facendo l’infermiera mi sono occupata tanto dell’aspetto sanitario però, in questo lungo percorso di lavoro, ho fatto anche sei anni e mezzo di assistenza domiciliare. Ho conosciuto la complessità del prendersi cura, dal punto di vista sociale… Nell’ospedale invece dominava l’aspetto sanitario, con pazienti acuti. L’assistenza saniaria mi ha aiutato moltissimo a conoscere me stessa. Mi ha dato tanto perché mi ha fatto conoscere l’amore, tutto ciò che è positivo nell’uomo. Devo dire la verità: Non riesco più a vedere i telegiornali perché si vede solo gente che uccide, che fa le cose più brutte… Esiste il male, per carità, ma io ho scoperto l’amore. Sono riuscita a darne finalmente una definizione: è l’energia positiva che dà qualcosa l’altro ma ti ritorna maggiorata.

Ho avuto anche un grosso dolore, il dolore esiste… Sono stata spostata da questo lavoro emessa in un posto dove stavo morendo e siccome io non volevo morire, ho cambiato azienda: da pochissimo lavoro al S. Andrea. Lavoro in un posto strano per me perché pensavo che non ci sarei mai arrivata: la camera operatoria, dove non c’è contatto con il paziente perché, poco dopo, l’arrivo dorme e appena si sveglia se ne va. Però c’è un altro tipo di relazione e di lavoro d’equipe che mi arriccherà ancora di più. E poi, mi veniva in mente oggi, mentre guardavo il chirurgo che ispezionava le pance. Pensavo che dall’assistenza domiciliare ho avuto la possibilità di conoscere l’anima dell’uomo e sorridevo: adesso conosco anche come è fatto il corpo.

Nella mia vita ho trasformato tutte le difficoltà in opportunità.

Da quando ero bambina ho vissuto con molta sofferenza l’isolamento. Ho vissuto in una famiglia di contadini che ha dei valori forti. Mi dicevo: “Mi piace stare in campagna, però loro guardano sempre per terra, non guardano mai davanti e per aria…”. Quando ho iniziato le scuole medie, ho cominciato a sentire il piacere della conoscenza, questa cosa affascinante: più conoscevo e più mi piaceva. Però vivevo in una famiglia che mi ha penalizzata moltissimo; non ho mai fatto i compiti coon un compagno di scuola, non ho mai avuto un’enciclopedia, non ho mai avuto un libro di favole. Ho conosciuto le favole quando ho cominciato a comprarle per le mie figlie. Ho avuto il bagno in casa a dieci anni. Dove sono nata ? nella famiglia dei miei nonni paterni. Mi hanno portato via da quella casa a tre mesi da quella casa perché in una stanza si viveva in sei (io sono la quarta figlia), tutti in una stanza. Mia mamma aveva l’uso della cucina con mia nonna e un’altra famiglia. Ci trasferimmo a casa dei nonni materni dove ci furono grossissimi problemi. Sono vissuta in una povertà estrema. Mi sento la più penalizzata dei figli; non ho potuto completare la scuola:mia madre non vedeva l’ora che prendessi la 3° media, perché mia sorella si era sposata molto giovane. Eravamo cinque figli, però il primo figlio era entrato in seminario: la forza lavoro se n’era andata. La seconda figlia si era sposata prestissimo… Poi c’era un figlio e poi c’ero io. L’unico “complimento” di mio padre che mi ricordo è che dovevo lavorare come un uomo.io mi davo un gra da fare però… Ho dovuto interrompere gli studi a quattordici anni perché qualcuno ha decisoper me. Piangevo sempre. Per fortuna mio fratello che stava in seminario e tornava a casa una volta l’anno, nel mese di agosto, si è accorto di me. Avevo sedici anni quando, tornato a casa, ha detto ai miei: “Ma siete proprio sicuri che non riuscite a mandare a scuola questa regazza?” Mi ricordo che ho scritto una lettera e poi ho parlato a tutta la famiglia; ho fatto piangere tutti: “Vi prometto che non vi chiederò nulla…Lasciatemi studiare!...

Mio fratello che era già sacerdote e stava a Roma, conosceva le suore della Misericordia al S. Giovanni… Lui era un padre passionista e mi ricordo che disse: “A questa ragazza facciamogli fare due anni di scuole superiori.” Tutti decidevano per me: quello che dovevo fare e quello che non dovevo fare. E aggiunse: “Poi potrà fare la scuola infermieri.”  Che cos’era l’infermiera?...Io avevo sempre vissuto in campagna, non avevo idea di che cosa fosse… L’ospedale mi faceva vomitare, e invece… Dai sedici ai diciotto anni, ho fatto il biennio: è stata dura ma è stato il periodo più bello della mia vita. Lasciata la scuola (mi son fatta tanti di quei pianti!), ho cominciato quella per infermieri. Venivo da un ambiente semplice, quello contadino… Per me è stato uno shock grandissimo stare con le suore della Misericordia  in convitto: era peggio  di una caserma. Avevo un’altra idea del mondo religioso, tutto bello e buono… Tant’è che dopo un anno e mezzo sono sparita e ho finito il corso a Latina.

Mi sono sposata subito dopo il diploma, avevo già cominciato a lavorare e sono venuta a Roma. Sono felice di abitare a Roma; ogni tanto torno al Circeo ma non ci abiterei nuovamente…

Lettera di Ginangela

 

Ciao Gianni. Le cose mi vanno meglio. Ti vedo sempre in splendida forma, sia fisica che mentale…Veramente uno scritto di restituzione io te l'ho gia' gia' fatto a suo tempo ma per me e' bello scrivere di ricordi di quell' esperienza a distanza di un anno. e' stata un' esperienza importante per me, terapeutica in quel momento della mia vita. le parole che posso usare sono condivisione, ritrovarsi un po' in ognuno degli altri, confrontarsi,relazionarsi, tornare indietro nel proprio tempo, nel proprio passato, riviverlo, far uscire i fantasmi che stanno dentro e che non ci fanno dormire. delle persone che ho conosciuto mi e' sembrato prezioso tutto, cio' che hanno detto, cio' che hanno fatto.
E' stato molto positivo che il gruppo fosse di eta' molto varia, cosi' come diversi i luoghi d' origine e i percorsi di vita.Io poi ricordo tantissime cose che ora sarebbe noioso elencare(noioso per chi legge, ma eccitante per me) una per tutte la passeggiata in collina a conoscere la vegetazione del posto. quel giorno per la prima volta dopo tantissimi anni mi sono sentita leggera perche' finalmente potevo respirare, anche a pieni  polmoni, senza sentirmi in colpa, mi giravo intorno e veramente non vedevo nessuno, no non c'era nessuno a cui stavo rubando l' aria, e' stata un'emozione che mi ha svuotato la testa,che mi ha fatto sentire viva associando un setimento positivo e non un senso di colpa. Un bacio Gianni, e grazie di tutto!

Leggi di più

 

Commenta

You have no rights to post comments