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Relazione finale del progetto Alla ricerca delle ceneri di Pasolini

(a cura di Giovanni D’Alfonso e Francesco Mancuso) 
Roma, 2 luglio 2010

 

Premiata_Vaccheria_Nardi.jpgL’invito a partecipare al progetto “Che cosa sono le periferie. Il MONDO DI SOTTO: da Pier Paolo Pasolini ai Giovani Talenti delle periferie” promosso dal Municipio Roma 5 (prot. 62527 del 16 ottobre 2009 ), ci giunse nell’autunno del 2009. La proposta dell’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà si concretizzò in un percorso di ricerca-azione autobiografica (Alla ricerca delle ceneri di Pasolini), capace di promuovere, di far incontrare la figura e l’opera di Pasolini con i giovani di oggi, che insieme alle iniziative di altre organizzazioni, sarebbe confluito nella Festa delle Culture giovanili che da qualche anno si svolge nel nostro Municipio. 

Il nostro obiettivo non sarebbe stato solo quello di promuovere la lettura ad alta voce di brani delle sue opere, nei luoghi da lui vissuti o descritti negli anni ’50 e ‘60, ma avrebbe contribuito a restituire, soprattutto ai giovani, un grande intellettuale della seconda metà del ‘900, attraverso la raccolta di testimonianze  di persone che abbiano vissuto in quel periodo nei quartieri della Tiburtina e non solo. 

Tale percorso di ricerca-azione sarebbe stato preceduto e accompagnato dalla formazione autobiografica di un gruppo di lavoro, con la partecipazione ad uno specifico laboratorio secondo il metodo della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari (Arezzo). Ogni partecipante avrebbe realizzato uno scritto autobiografico in cui fossero compresi i ricordi di un libro o un film di Pasolini. In marzo, alla conferenza di presentazione alla Casa di Pasolini in via Giovanni Tagliere, a Ponte Mammolo, il gruppo di lavoro che avrebbe animato il laboratorio autobiografico era già costituito: Francesco Mancuso, Morena Coppola, Carlo Mariotti, Alessandro Alfieri, Luana Morgilli, Emilia De Santis, Emanuele Maraschini,  Giovanni D’Alfonso, Cristina D’Andrea, Giovanni Sciascia, Duccio Andreini ed altri. Si trattava di una decina di persone, giovani con poca conoscenza di Pasolini, alcuni perplessi e scettici, altri meno giovani che avevano incontrato le opere di Pasolini, “indirizzando” le loro azioni giovanili… È stato un gruppo eclettico a varie voci e velocità, persone straordinarie, per alcuni aspetti. Il progetto prevedeva che il laboratorio autobiografico si sarebbe articolato in quattro incontri ma si erano manifestate alcune criticità, qualche dubbio e, alla fine, ce ne sono stati il doppio. 

Il primo problema che ha messo in difficoltà il laboratorio è stato la “scoperta” della molteplicità pasoliniana: lo scrittore, il regista, il poeta, il polemista, il giornalista, l’ inquieto vate del suo tempo, un po’ comunista, un po’ alla ricerca del cristianesimo ingenuo, un po’ immerso in una “vita difficile”, questa sua molteplicità ha costretto ognuno a proiettarsi in almeno alcuni di essi, interrogando le “falde del proprio passato”, scoprendo così che coincidevano “inesorabilmente” con le fasi più importanti della vita di ciascuno. Questa “scoperta” ha indicato al laboratorio che il proprio lavoro doveva partire proprio da una introspezione autobiografica.

Il secondo problema è stato quello della ricerca del “traduttore” perché i linguaggi diversi che si erano incontrati potessero “intendersi”.

Poi tutto si è improvvisamente sciolto in un’appassionato scambio di conoscenze, di domande, di “scavi archeologici dentro la propria legge morale”, che ha permesso a ognuno di crescere. Poi, man mano, si è dipanato un clima solidale, di fiducia, di amicizia, che ha consentito di lavorare intensamente alla produzione degli eventi richiesti.

Così il laboratorio ha cominciato a lavorare sulla ricerca dell’incontro tra sé e la figura e le opere di Pasolini. Ognuno scrisse in 600 parole il suo “primo” incontro con “Pasolini”, decidemmo quel numero perché “un diversamente anziano” raccontò che in quel numero di parole scrisse il suo intervento riprendendo i temi pasoliniani dell’omologazione e del bisogno di indignazione al congresso di scioglimento del PCI.

Ognuno lesse le “memorie” degli altri e già nel secondo incontro si decise di scrivere la propria Lettera a Pasolini. Tutti condivisero questa fase del laboratorio con stupore e meraviglia.

Avevamo imboccato la strada giusta e convenimmo di presentare, il giorno dell’evento pubblico di restituzione, i tanti volti con cui Pasolini ha esercitato la sua critica sociale e politica, e realizzato opere di grande poesia come scrittore e come regista cinematografico, per poi cercare il filo di Arianna  capace di tenerli insieme, e questo attraverso voci narranti che dovevano consegnare ai presenti la lettura delle 600 parole e della Lettera a Pasolini. 

Insomma, il laboratorio ha tirato fuori tutte le sue risorse, è letteralmente “esploso” di suggestioni e voglia di fare: attraverso la serendipità ciascuno ha scoperto e condiviso nuovi significati, talvolta non direttamente connessi alla nostra ricerca. 

L’Incontro di medio termine del Laboratorio autobiografico si è svolto il 20 aprile 2010 presso la Biblioteca Vaccheria Nardi dove era stata allestita una mostra di articoli di giornali pubblicati in occasione dei tre decennali dalla morte di Pasolini. Cinque minuti ciascuno per narrare di sé e Pasolini, insieme a letture di poesie e brani dei suoi libri, dei suoi saggi, da parte di Marisa Giampietro e Rita Chiaramonte, insieme a montaggi dei suoi film, di documentari, fotografie: il tutto accompagnato dalla chitarra classica di Emanuele Maraschini. Duccio Andreini ha dato il suo contributo artistico con due ritratti di Pasolini (un quadro e una scultura).

E’ stato un incontro denso di emozioni, tacevano anche i telefonini e alla fine un applauso forte, denso, a consegnarci soddisfazione, allegria… 

Subito è cominciata una nuova fase del nostro lavoro! Ognuno si prese l’onere “e l’onore” di realizzare un’intervista a persone fortemente coinvolte, in qualche modo, con i tempi, la figura e le opere di Pasolini. Aspiranti giornalisti, apprendisti stregoni della ricerca autobiografica: il gruppo di lavoro, registratore in mano, ha raccolto dieci testimonianze di:

Marisa Marcellino, Comitato di Quartiere Tiburtino III  
Claudio Calcaterra cugino dei Citti 
Silvio Cinque, bibliotecario 
Francesco Fiorenza, insegnante in pensione 
Maurizio Carrassi, regista di “Siamo tutti in pericolo”  
Luisa Di Mario, insegnante in pensione 
Silvia Riposati, insegnante in pensione 
Duccio Andreini, pittore 
Mario Pietroletti, tipografo in pensione, pittore. 
Morena Coppola, poetessa

Poi si è lavorato per “estrarre” da ogni testo le osservazioni, le note, le parole più dense, raccogliendole in cinque punti chiave:

1. Il primo incontro con la figura di Pasolini 
2. L’attualità del pensiero di Pasolini 
3. La morte di Pasolini 
4. La sacralità/religiosità nei lavori di Pasolini 
5. L’omosessualità di Pasolini.

Occorreva provare l’effetto della lettura dei brani intervallati dalla chitarra di Emanuele. Il laboratorio passò così un pomeriggio nella piazzetta dell’eremo di Montevirginio, tra boschi e cielo blu, tutti insieme a provare e riprovare toni, effetto, connessioni tra quel brano e l’altro… a constatare con meraviglia la ricchezza e la complessità del lavoro che avevamo svolto. 

Incontro di restituzione - Centro di Cultura ecologica - 6 giugno 2010 
Non sarebbe stato sufficiente una sola occasione per dare l’idea del percorso che avevamo compiuto perciò decidemmo di programmare il primo degli incontri per restituire, emozionati e appassionati, ai presenti il nostro lavoro. Ancora silenzi sociali, sensi attenti, posture “immobili”, un clima di condivisione e partecipazione senza retorica, pieno di sguardi fascinati e riconoscenti. L’incontro si è concluso con la proiezione del cortometraggio “Siamo tutti in pericolo” e l’intervento dell’autore Maurizio Carrassi. 

Incontro di restituzione - Centro di Cultura ecologica – 11 giugno 2010 
Ed eccoci ancora insieme a immaginare, per l'11 giugno, la giornata della restituzione di una Lettera a Pasolini particolarmente densa, scritta durante il laboratorio e dedicare un pomeriggio a leggerla, a scandire il tempo della sua lettura, a immaginare gli stacchi musicali di Emanuele. È la Lettera a PPP di Francesco Mancuso letta dalle voci tese e partecipi di Luana Morgilli e Marisa Giampietro. La proiezione del film di Ivo Barnabò Micheli “A futura memoria”, ha concluso l’incontro. 

Ora siamo pronti: abbiamo filmato gli incontri, abbiamo raccolto i materiali cartacei, documenti e immagini… Vorremmo raccogliere tutto ciò in un libro e in un documentario che restituisca le giornate pubbliche del progetto e, a questo fine, chiediamo il sostegno e il contributo del Municipio Roma 5.

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