Ultime Notizie

No articles are found!

Area Login

Iscrizione newsletter

Per ricevere la nostra Newsletter inserisci la tua mail e premi OK

Abbiamo 10 visitatori e nessun utente online

688537
Today
Yesterday
This Week
Last Week
This Month
Last Month
All days
46
146
1731
398182
3945
4327
688537
Your IP: 54.226.73.255
2019-04-19 06:21:11

Municipio Roma 5 - Leggere Roma. I ricordi di scuola

 

 Leggere Roma. I ricordi di scuola

b_280_180_16777215_00_images_stories_scuola.jpgNel 2007  l’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà e la Biblioteca comunale Mozart sono state impegnate nella realizzazione del progetto “Leggere Roma. I Ricordi di Scuola”  che si è concluso con un convegno di restituzione, tenutosi lo scorso aprile nel Casale della Cervelletta. Si è trattato di un percorso di ricerche documentarie ed iconografiche sulle scuole del 5° Municipio, fino al 1980, accompagnate da una serie di interviste a persone che vi hanno trascorso una parte della propria vita. Insieme con alcune studentesse in tirocinio della facoltà di Psicologia della “Sapienza” abbiamo attraversato tutti i quartieri (quelli “storici” di Casal Bertone, Portonaccio, Casal Bruciato, Pietralata, Tiburtino III, Ponte Mammolo, San Basilio e Settecamini; e quelli sorti verso la fine degli anni ’70); abbiamo scoperto storie lontane di scuole rurali e di quelle delle Suore Sacramentine; dagli archivi scolastici sono emersi alcuni aspetti singolari e importanti non solo per le vicende delle singole scuole ma anche per la memoria storica del Novecento a Roma.  Sono stata raccolte circa quaranta testimonianze, tra interviste e scritti, e numerosi documenti, fotografie e disegni. Tutto il materiale reperito, in parte originale in parte riprodotto, sarà conservato presso la Mnemoteca Mozart.

Negli incontri avuti durante la ricerca nelle scuole del Municipio abbiamo illustrato il metodo autobiografico come strumento utile nella didattica e proposto la costituzione della Mnemoteca scolastica per arricchire l’esperienza dell’ultimo anno.

I brani che seguono sono tratti da alcune testimonianze raccolte a Settecamini, al Km 14 della via Tiburtina, una borgata rurale nata novanta anni fa, che in questi anni sta attaversando una  rapidissima trasformazione urbanistica. Si tratta dei ricordi di una Direttrice Didattica, di due maestri, di una mamma e di un alunno della scuola elementare “Antonio Nuzzo” nei primi anni ’70, quando fu introdotto il “tempo pieno”.

Il racconto di Maria Antonietta.

Sono stata titolare della Direzione didattica di Settecamini, dal ’68 al ‘77. In quel periodo, il territorio del nuovo Circolo costituiva una specie di mac-chia d’olio che si estendeva nell’ Agro romano con varie ramificazioni al cui vertice si trovano scuole di diversa tipologia, sia dal punto di vista edilizio, sia dal punto di vista dell’ organiz-zazione didattica.

Nel 1968 gli edifici scolastici potevano sembrare un retaggio di situazione obsolete, ma il principio di “mutuo insegnamento” era pur sempre realizzabile in queste scuole e - in alcuni casi - ne ho personalmente constatato l’efficacia. I servizi e gli arredi erano per la maggior parte limitati all’essenziale. Le stufe a legna si usavano ancora in alcuni edifici  ed erano talvolta gli stessi alunni che provvedevano a procurare la legna portandola da casa.  Eppure non esito a definire straordinari quegli anni. Ricordo il fervore di innovazione che negli anni settanta animava la scuola in genere; un corpo docente in maggioranza giovane ed entusiasta; un’utenza talvolta distratta da problemi di carattere primario ma pur sempre disponibile ad ascoltare (anche se non subito ad accettare) ciò che la scuola aveva da dire. 

Le prime persone che incontrai in quella che per quasi un decennio diventerà la mia sede quotidiana di lavoro furono il portiere della scuola (Pietro) e sua moglie (Camilla). Meritano di essere ricordati per la loro mite e generosa disponibilità, la loro umanità così semplice e così vera, i loro visi sorridenti che costituiscono un segno di accoglienza molto importante in un ambito lavorativo così ricco di presenze e, quindi, di molteplici sensibilità e stati d’animo.

Il  racconto di Mario.

Mi chiedi che cosa ricordo del primo giorno di scuola. Mi ricordo quello che ho combinato, proprio il primo giorno. Entrato nel refettorio della scuola, mi intrufolai in una stanza, mi ricordo benissimo, in uno sgabuzzino – dispensa  e mi mangiai  qualcosa come quattro o cinque chili di roba tra cui cioccolate e caramelle… Lo ricorderò per sempre, finchè campo: tirai anche una sedia alla maestra che si chiamava… Era secca , moretta… il nome non me lo ricordo… Ricordo invece Luigi, il bidello che pu-re mi voleva bene… E’ morto poverino.  

Ancora mi ricordo la direttrice Lisi, e la mia maestra Donata Rampa che abitava a Ponte Mammolo e che era bravissima… E un brutto episodio avvenuto in refettorio: Corrado mi insultò ed io reagii piantandogli una forchetta sulla spalla. con Corrado litigavo sempre. Un’altra volta al povero Sergio, che è morto, tirai una mattonata e gli misero nove punti di sutura; o quella volta che caddi dall’albero di mimosa, quello che stava sulla rampa, e mi ruppi  il braccio. Fosti tu, maestro Torosantucci, lo ricordo bene, a venirmi a prendere e a portarmi all’ospedale…

Vado alla ricerca delle cose del passato. Avevo una fotografia con tutti i compagni, una foto del campo-scuola ma è sparita dopo che vennero a rubare a casa. Ero tanto piccolo…

Il racconto di Fiorella e Pino.

Ricordare la nostra esperienza alla “A. Nuzzo “ di Settecamini non è solo raccontare una parte significativa dell’attività professionale durata circa 30 anni, 1972-2001, ma riportare alla memoria avvenimenti, persone, cambiamenti, che incisero non solo sulla scuola ma anche sulla “ borgata “ .  Fiorella ed io eravamo sposati da pochi mesi e pieni di voglia di cambiare, di innovare come tanti colleghi, una struttura scolastica palesemente in crisi in quegli anni. Su richiesta della Direttrice Didattica Antonietta Lisi fummo assegnati alla  “A. Nuzzo”.

La situazione poteva riassumersi così.
Gli insegnanti “titolari” si sentivano di “serie A “, responsabili della classe e  delle materie, in particolare italiano  matematica e storia; agli insegnanti del Tempo Pieno, considerati alla stregua dei supplenti erano riservate le altre discipline, di pomeriggio e con compiti di doposcuola vecchia maniera. Ogni decisione di un certo rilievo: scelta dei libri di testo, valutazioni finali, programma dovevano essere di  competenza dei primi. Noi, invece, tutti compresi del sacro ardore del rinnovamento pretendevamo di modificare la struttura esistente sia sotto l’aspetto funzionale che metodologico didattico.

Problema  di non poco conto, furono i genitori il cui atteggiamento nei confronti del Tempo Pieno non era univoco: il timore, che si è poi perpetuato nel tempo, riguardava costantemente cosa sarebbe successo  ai bambini quando sarebbero arrivati alle Medie se erano stati  “distratti “ negli anni da attività quali:il laboratorio scientifico, le attività musicali, le rappresentazioni teatrali, i lavori nell’orto, i lavori in carta pesta, i lavori manuali come il traforo…Tutte bizzarrie che toglievano tempo alle cose serie come il dettato, il tema, le operazioni, soprattutto la divisione e poi le guerre di indipendenza, i fiumi, i confini…

Ma non per tutti i genitori fu così.

Il racconto di Adriana.

In quell’anno, era il ’72- ‘73, si sperimentava il tempo pieno e i bambini nel pomeriggio potevano scegliere di seguire un laboratorio. Erano per lo più laboratori di musica, pittura o fumetti. I bambini andavano a scuola contenti!  Io avevo fiducia nelle insegnanti, mi sembrava che lavorassero con grande passione e vedevo che erano molto presenti a scuola e nel quartiere e che inoltre erano disponibili al dialogo con i genitori.

Eravamo dentro uno scontro tra la scuola tradizionale e la scuola rinnovata. E tra i genitori era un gran discutere su tutto. Gli argomenti erano sollecitati anche da seminari promossi dalla scuola con specialisti. Mi ricordo gli incontri con Francesco Tonucci che ci spiegava come leggere i disegni dei bambini, ci aiutava ad interpretare il mondo fantastico dei fumetti.

 Se ora dopo tanti anni ripenso al perché io mi entusiasmai per i discorsi della Lisi e per tutte le cose che la scuola faceva, arte, testi alternativi e biblioteca, costruzioni, mostre, abolizione dei voti ecc, devo chiedermi cosa significava tutto questo per me. Io  capivo che ricchezza fosse per i nostri figli poter fare a scuola esperienze artistiche ed espressive. Infatti, negli anni settanta  i figli dei lavoratori non avevano molte opportunità fuori dalla scuola. Il livello di istruzione era basso e nelle nostre case non avevamo libri, e non potevamo spendere molti soldi. I bambini andavano tutti a scuola e là dovevano trovare il meglio per loro.

Commenta

You have no rights to post comments