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2008 - Municipio Roma 20 - La scuola delle galline bianche Print E-mail
Progetti - SCUOLA
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“La Scuola delle Galline Bianche”
Il racconto delle strade di Labaro
5 Giugno - Roma - Convegno conclusivo
Due classi elementari
Il mio primo giorno di scuola
L’incontro con Gianna e Gianni
I ricordi di Barbara (studentessa in tirocinio)
Anonimo
I ricordi della maestra Gabriella
Tre classi medie
Restituzione della professoressa Alessandra
Il quartiere di Federico (3°)
I ricordi di Sabina (3°)
Il ricordo di Jasmine (2°)
Il ricordo di Francesca (3°)
Amar (2°)
I ricordi di Valentina (3°)
I ricordi di Elena (3°)
Il Raccordo di Sabina (3)
I ricordi delle Medie di Valeria (studentessa in tirocinio)


“La Scuola delle Galline Bianche”

Anno scolastico 2007 -2008 Municipio Roma 20

Con le iniziarive “Alla ricerca delle Galline Bianche e “Le  Galline Bianche a scuola”, la collaborazione tra la Biblioteca Galline Bianche e l’Associazione Spazio tempo per la Solidarietà si è arricchita di nuovi significati e rivelato ulteriori potenzialità per la costituzione della Mnemoteca, luogo di formazione e di conservazione di diari e altri materiali autobiografici raccolti o prodotti dagli abitanti del  territorio.

In questa prospettiva, per l’anno scolastico 2007 – 2008, nell’ambito del progetto “Leggere Roma”, è stata realizzata una nuova iniziativa denominata “La scuola delle Galline Bianche” che ha coinvolto alcune classi elementari (due) e medie (tre) dell’Istituto Comprensivo Saxa Rubra.

 

Contenuti

Il racconto delle strade di Labaro

Sull’assetto del nostro quartiere e sulla nostra vita quotidiana, i lavori attualmente in corso sul Grande Raccordo Anulare hanno un impatto molto forte: certamente quando saranno ultimati il paesaggio di questa ansa del Tevere non sarà più lo stesso. Con un’immagine significativa, potremmo paragonare il Raccordo alle mura dell’antica Roma, che proteggono e dividono contemporaneamente. Al viaggiatore che arriva a Roma il nome del nostro quartiere (Prima Porta) potrà evocare immagini antiche e suggestive come la Villa di Livia che sembrano contrastare con le strutture dei viadotti, del traffico e l’inquinamento. Con la nuova nuova sistemazione della viabilità lo spazio tra  la città e  la periferia è ulteriormente delimitato e rimarcato e si può percepire come  ulteriore frattura tra "fuori e dentro" il Raccordo. Ma questa linea di separazione può essere vissuta  come protezione, definizione e delimitazione dello spazio urbano in cui vive e si cresce: tutto ciò può portare alla valorizzazione del proprio quartiere.
Durante le fasi del progetto, la Biblioteca “Galline Bianche” offrirà a studenti e insegnanti l’aiuto necessario per realizzare le ricerca e promuoverà incontri con l’architetto Morandini e l’ingegner Bonparola per conoscere meglio come cambierà il nostro quartiere.

5 Giugno - Roma - Convegno conclusivo "La Scuola delle galline Bianche"

Lo scorso 5 giugno si è concluso con successo, presso Istituto Comprensivo di Via Baccano (Labaro)  il progetto "La Scuola delle Galline Bianche". Si è trattato di un percorso di ricerca autobiografica denominato "Ma il Grande Raccordo Anulare unisce o  divide?".  Vi hanno partecipato due classi elementari e tre classi medie, insieme a quattro delle loro insegnanti. Il progetto, proposto dall'Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà e la Biblioteca Galline Bianche, ha visto anche la partecipazione di alcune studentesse della facoltà di Psicologia dell'Università "La Sapienza". Da febbraio a giugno sono stati raccolti circa 170 scritti in cui i ricordi personali, i racconti dei genitori e dei nonni sono stati intrecciati a riflessioni sui grandi lavori e resoconti di visite guidate ai cantieri. La costruzione della terza corsia ha profondamento mutato l’assetto urbano della zona e anche la vita degli abitanti ne sarà influenzata. I bambini e i ragazzi, partendo dalle proprie storie,  hanno riconosciuto facilmente che talvolta la realtà è contrassegnata da ambivalenza e ambiguità:  una grande strada come il GRA che può unire luoghi lontani e dividere quelli vicini, è un po’ come la metafora della vita.
Oltre agli scritti , sono state raccolte moltissimi disegni, fotografie e realizzati alcuni audiovisivi visibili nella pagina Immagini del nostro sito.             
Di seguito riportiamo una selezione dei testi, letti durante il convegno, che restituiscono la leggerezza e lo stupore dell'esperienza che abbiamo vissuto.

Due classi elementari

Il primo ricordo della maestra Matilde
Sono qui seduta davanti al computer e mi sono ritagliata uno spazio di tempo per me e per i miei pensieri. Ripenso all'incontro di lunedì scorso e mi riaffiora l'imbarazzo - perchè non conosco gran parte delle persone -  e l'emozione di trovarmi in un luogo ed in un momento "speciali" : sento che il percorso che intraprenderemo insieme sarà di scoperta e allo stesso tempo di conferma.
ci presentiamo a turno ed ognuno di noi esprime le sensazioni ricevute dalle letture/stimolo proposte da Gianni con la voce di Noemi. Per me sono state un pugno nello stomaco perchè hanno contribuito a "squarciare il velo" su alcune immagini e modi di viver e hanno confermato a pieno alcuni miei "credo".
Gianni ci ha anche assegnato il compito di ricercare nella nostra memoria l'immagine più lontana nel tempo, chiedendoci di descriverla: vedo me, di due anni in una situazione per me spensierata, ma oggi so che la mia famiglia stava vivendo un periodo difficile e credo sia quella l'immagine a cui far riferimento quando gli occhi della memoria abbassano lo sguardo colpiti da un luccichio argentato. Non ho dubbi: sono seduta sul passeggino e mia sorella mi sta spingendo lungo il viale del giardino di casa quando si ferma alla curva ed io sono attirata da quel lampo di luce riflessa; mi sono sempre piaciuti quei parafanghi di alluminio liscio e dal bordo bombato - credo di essermici tagliata più di una volta, una volta imprato a scendere - ed intorno a me l'aria è fresca, ma si sta bene. il prato è ricco di erba giovane appena seminata ed i pini mi sembrano tanti ed altissimi; i garage sono ancora di mattoni. Penso sia l'autunno del 1961.

 

Il mio primo giorno di scuola


Pierpaolo
Caro Gianni,
il mio primo giorno di scuola mi sembrava incredibile salire al piano che da piccolo credevo come stregato perché mi sembrava un piano per professionisti.
Quando sono entrato in classe ho visto qualche nuovo compagno e all’inizio mi sono impressionato. Quanto abbiamo iniziato non c’erano le stesse maestre della materna ma tre nuove maestre la maestra Matilde, la maestra Tiziana e la maestra Marilena.
Abbiamo iniziato con matematica però prima ci siamo tutti presentati, dopo la maestra ci ha dato delle operazioni tipo 2+2, 3+1… dopo la ricreazione è arrivata l’altra maestra e ci ha fatto raccontare qualcosa della materna e delle vacanze. Alla fine della giornata per qualche giorno si uscirà alle 14.00.
Non credevo di ricordarmi cose così dimenticate.

Marta
Caro Gianni, ora ti vorrei raccontare il mio primo giorno scolastico. All’inizio mia mamma ha pianto e era eccitatissima. Quando suonò la campanella siamo entrati in fila per 1 siamo andati in palestra e lì ci siamo mesi in cerchio e subito sono diventata amica di Valeria. Poi uno per uno ci siamo presentati. Siamo andati poi in classe e abbiamo fatto i compiti che sembravano giochi ! All’inizio c’era Mattia nella 1°a e poi si è trasferito in 1° b. Era il giorno più bello che avevo mai vissuto. Tutti erano del 1999 e io ero del 2000, quindi si può dire che sono la più piccola della classe perché avevo 5 anni. Quando sono uscita a dire che ero la più piccola tutti mi hanno fatto festa e mi trattavano come una bambina di 4 anni, esempio: (tu sei la più piccolina e sei la più bellina) io mi divertivo molto con Valeria ma dopo un mese è arrivata Gada una nuova amica, da quel giorno siamo diventate amiche inseparabili. Quando finì la 1° Gada si è dovuta trasferire con la sorellina di 1 anno in Egitto perché la mamma doveva badare alla sorellina e il padre lavorava ma si sono divorziati e la mamma non aveva soldi, ma per fortuna l’abbiamo aiutata a trovare il lavoro e ora lavora in un ristorante.
Ciao, Marta.

Lorenzo
Quando è suonata la campanella mi ero emozionato tanto, quando siamo entrati non sapevo dove andare. Dopo me l’anno detto. Ci siamo presentati tutti c’erano anche dei compagni nuovi. Siamo entrati in palestra con tutti i compagni anche quelli della 1° b. Ci siamo presentati tutti. In prima la materia più bella per me era la matematica. In prima eravamo 22. Il tempo passa veloce e stiamo già in terza.

Chiara
Il mio primo giorno che è iniziata la scuola io ero piccola e avevo 6 anni. Quando era suonata la campanella ero molto emozionata. Quando siamo entrati ci hanno offerto una lecca-lecca alla fragola, poi ci hanno portati in classe. La classe era pulita e messa in ordine. Il primo giorno di scuola non ci hanno fatto lavorare. Le maestre si chiamavano Tiziana e Matilde e erano e anche adesso bravissime. Quando era suonata la campanella, e siamo usciti, mamma e papà mi hanno fatto un sacco di domande e io cercavo di rispondergli.
Comunque il primo giorno di scuola è stato bellissimo, anzi meraviglioso e mi sono trovata molto bene, sia con i compagni sia con le maestre.
Tanti saluti.

L’incontro con Gianna e Gianni

Davide
Caro Gianni e Gianna, io sono un bambino della 3°, mi chiamo Davide; mi è piaciuta l’altra volta quando siete venuti a trovarci perché ci avete fatto vedere cose che non sapevamo e soprattutto il treno di tanti anni fa e quando a Piazza Navona facevano le battaglie navali.
Di natura sono un po rompi scatole perchè mi fanno arrabbiare e non ho pazienza. Non sono ne alto ne basso, e buono, con capelli castani mi piace vestirmi sportivo a calcio e voglio fare da grande il pilota e mi piace la materia di storia.

Chiara
Io mi chiamo Chiara e ho 8 anni. Vengo dalla scuola Via Baccano n° 10 e frequento la 3°.
Ti volevo raccontare come abbiamo trascorso la giornata con te. Per prima cosa avete attaccato un tipo di velo e dopo avete acceso il computer. Sul velo ci avete fatto vedere delle immagini, e a ogni immagine ci spiegavate qualcosa. Tra tante immagini ci avete fatto vedere e spiegato il diario dei viaggi. Dopo ci avete fatto vedere i luoghi e la città di Roma. Abbiamo parlato degli aerei e del trenino di Prima Porta. Abbiamo visto la figura di un arco ed era la Porta del Popolo. Abbiamo visto anche la figura della piazza del Popolo. Ci avete fatto vedere attraverso le figure il Colosseo, San Pietro! E anche il Campidoglio. Ci avete fatto vedere anche Fontana di Trevi. Dopo la fontana ci avete fatto vedere Piazza Navona. Infine ci avete raccontato una storia illustrandola sul velo.
Vi ringrazio per essere venuti a lavorare con noi.
Tanti saluti.

Andrea
Caro Gianni, sono Andrea un bambino di 3°, sono un po’ chiacchierone ma comunque ascolto, sono alto e sano molto robusto e sono educato, o anche le gambe robuste, ho gli occhi marroni e anche i capelli, sono bravo in inglese perché lo trovo facile, quando sei venuto in classe e ci hai fatto vedere le immagini mi sono accorto che le cose che mi ai fatto vedere (imparare) una cosa nuova e vorrei dirti che non avevo visto cose così interessanti e importanti delle cose che ci hai spiegato. Ti ringrazio di essere venuto a farci visita. Tanti saluti.

Zaira
Caro Gianni, come stai? Io sono Zaira, una bambina che frequenta la 3° della scuola di Via Baccano, io ho i capelli lunghi, castani, ho occhi grandi ed espressivi, non sono ne molto alta ne molto bassa.
Ti scrivo per dirti quanto mi è piaciuto passare quell’ora insieme a voi, perché di quello che avete detto ho imparato tante nuove cose: ho capito che dobbiamo avere più cura della nostra città. Ho conosciuto anche un po’ della Roma di quando tu avevi più o meno la mia età.
Spero che tu venga a trovarci molto presto. Abracci.

I ricordi di Barbara (studentessa in tirocinio)
La lettura e la trascrizione dei compiti mi ha fatto ricordare di quando avevo la vostra età. Vi ringrazio per questo.
Non è stato facile scrivere dei miei ricordi delle elementari. Era intorno al 1980. Dopo un po’ mi sono ricordata della mia maestra Luciana che era una pittrice e ci fa formato molto bene.
Mia madre era molto soddisfatta e aveva una considerazione particolare per la mia maestra, dato che anche mia madre era pittrice, e poi perché la maestra Luciana apparteneva ad una famiglia distinta…..questo dice molto sul metro di giudizio di mia madre!
Comunque posso iniziare dai ricordi emotivi, quelli ci sono eccome.
Ricordo che già a 4-5 avevo la penna in mano e scrivevo e mia madre mi spinse ad andare alla Primina a 5 anni, ricordo che ero precisissima, e che scrivevo le parole da destra a sinistra, iniziando dal margine destro del foglio al contrario, forse perché ero mancina o forse per giocare :
quindi “pera” diventava: “arep”.
A casa ero molto sollecitata a studiare perché mi consideravano molto brava.
Ricordo che ogni anno non vedevo l’ora di ritornare a scuola sui banchi per studiare, perché poi non è che avevo tutta questa voglia durante l’estate e mi riducevo sempre nelle ultime settimane a svolgere i compiti.
Anche durante l’inverno non ero proprio veloce a studiare, perché il giorno guardavo la televisione e la sera e la notte studiavo, con grande disperazione di mia madre.
Poi con il passare del tempo, dato che la preferenza a studiare di notte si rafforzava, avevo compreso che era un modo per potersi memorizzare di più i concetti, per temevo che all’indomani non mi sarei ricordata niente.
Comunque a scuola andavo dignitosamente, anche se non eccellevo.
La materia che mi piaceva di più era biologia e fisica.
Insomma facevo la parte della secchiona nelle materie di italiano e storia, mentre in biologia e geografia e fisica ero più brillante.
Una volta la maestra mi mise ad un tema forse l’unico vero “bravissima” di cui sarei stata veramente fiera, anche a distanza di tempo, ogni tanto mi viene in mente ed è stato un peccato non aver potuto ritrovare quel quaderno nella cassetta dei quaderni delle scuole elementari.
Ricordo vagamente che quel tema mi colpì perché parlava di emozioni, di sentimenti e aveva come soggetto le paure che mi rincorrono. Alla fine dello sviluppo del testo, disegnai anche una grande nuvola nera che mi sovrastava. Questa è una traccia evidente che le mie insicurezze nascevano già da allora e la mia sottile sensibilità era già piena di preoccupazioni.
Mi dispiace solo che il pomeriggio di quegli anni sia stato sprecato davanti alla televisione, avrei dovuto impiegarlo meglio e avrei dovuto imparare a sconfiggere la pigrizia nel frequentare i compagni di gioco.
Riuscivo anche a giocare nel pomeriggio sia con mio fratello, stavamo insieme agli amichetti dello stesso nostro piano e anche con la mia compagna di scuola che abitava al 7° piano. Ma mi ricordo che erano sempre gli altri che mi venivano a cercare, io non tanto mi muovevo a chiamarli ed organizzare.
Un’altra volta un’altra mia compagnetta di scuola mi chiese di venire a casa per fare i compiti insieme, forse anche perché mia madre era maestra e poteva darci una mano, ma mia madre non volle perché lo considerò una perdita di tempo.
Poverina questa bambina che aveva portato anche una spilla in regalo.
Mi sentii in colpa e mi dispiaque moltissimo per lei, perché non potevo contrastare la volontà di mia madre, forse per educazione ricevuta ero diventata in un certo senso collusa con la mia mamma.
Una volta mia madre fu mandata nella mia classe a fare una supplenza e fece una gara di velocità di tabelline, alle quali non le feci fare una bellissima figura, non avevo superato il più bravo della classe e lei lo sottolineo verbalmente davanti a tutti i miei compagni.
Ma non me la presi, la morale era sempre che dovevo fare di più.
Un’altra volta mi ricordo che mia madre mi portò con lei in una supplenza a Boville Ernica dove mi misi a fare anch’io la maestra con un bambino aiutandolo, ma poi lo rimproverai e lo feci mettere a piangere: eppure aveva la mia stessa età. Quante cose vengono fuori da questi ricordi!


Anonimo
Il mio ricordo
Mio nonno
Di mio nonno mi ricordo che mi portava alle feste e in campeggio, però io non sono riuscito a godermelo perché per me ha vissuto poco io l’ho visto per 8 anni per me è poco.
Quando dormivo da lui e nonna dormiva lui mi svegliava e ci sedevamo in cucina a mangiare le pop-corn o la ricotta con la marmellata.
Io e lui mentre nonna dormiva noi andavamo ai giardinetti nonna quando si svegliava si metteva paura e ci telefonava subito per sapere dove stavamo.

Una lettera per Gianni

Francesca
Caro Gianni sono Francesca, sono nata a Roma nel 1997, ho 11 anni e frequento la 5° di  Via baccano 10
Gianni, io prima abitavo da mia nonna ora ho cambiato casa e sono andata a vivere a Via Dalmine. Ora ho tante amiche vicino casa con cui posso giocare e fare i compiti insieme io sono una bambina che la mattina si alza presto perché mia mamma deve andare a lavoro io la mattina faccio tanti viaggi perché prima vado da nonna dopo devo andare da mia zia che ci porta a scuola.
Gianni io ti devo lasciare  ti o’ raccontato come vado a scuola come tu hai fatto con me.
Gianni quando sei venuto da noi ci siamo divertiti, una mia amica purtroppo non c’era e gli ho raccontato tutto, è stata un’esperienza indimenticabile torna presto per dirci ancora come era la tua vita e com’era quella degli altri e quanta strada facevate per andare a scuola e quanta gente avete incontrato. Mi sono divertita, spero che torni ha raccontarci anche le storie delle altre persone e tutti i loro lavori mi raccomando, ci contiamo che torni.
Tutta la mia classe spera di vederti presto.
Ciao

Ana Maria (5°)
Io sono una bambina molto vivace ho 11 anni e sono nata nel 15 magio 1996. Mi piace tanto stare con gli amici. Sono di zodiaco toro, adoro stare con gli amici e gli parenti. Il mio sport preferito è il nuoto e la danza. La mia migliore e amica del cuore è  una bambina chiacherona e molto vivace che ha un fratellino di nome Silvio che è molto bello. Lei si chiama Viviana.
Da grande voglio diventare un archeologa per questo il mio hobby e questo.
Sono una bambina che viene dalla romania. E vivo a Roma in via del labaro.
Io mi sono divertita e su tutto quelo che ha detto Gianni mi ha affascinato molto.
Vorei incontrarti e fare un altro discorso, non sapevo che la Roma e Galine Bianche nascondese tutti questi dettagli ho scrito due pagine più su quello della mia migliore amica. Le tue informazioni mi hanno affascinato. Ti aspetto con anzia così potremo parlare e mi racconterai di più.
Cari Gianna e Gianni, vi saluto.
Ana Maria

Luca
Ciao Gianni io sono Luca. Sono nato il 4 aprile all’ospedale Umberto I a Roma. Ho 10 anni e frequento la 5° elementare ed abito a Viale delle Galline Bianche 68 scala A, interno 7, sono di carnagione scura e ho i capelli nerissimi e gli occhi marroni, dipende dal tempo, mi piace molto la musica del mitico cantante “RENATO ZERO”.
La mia casa primaria è stata quella a Capena, poi sono arrivato ai Parioli ed infine a Prima Porta. Per passare l’estate 2006 abbiamo affittato una casa a Pescina, famosa per Ignazio Silone e Mazzarino, ma arrivati a novembre 2007, abbiamo dovuto dar via la casa, perché mio fratello Roberto deve andare all’università dell’Aquila quindi deve comprare una casa li.
A me dispiace molto per la casa in Abruzzo.
Io non frequento sport ma presto frequenterò piscina.
Quando nonna Giuliana e nonno Giuseppe sono venuti ad abitare a Prima Porta nel 72 era tutto bellissimo, non c’erano scritte sui muri nel palazzo dove abitavamo era tutto tranquillo, io non posso ricordare bene com’era Prima Porta nel 72, certamente era più bella di oggi.
Noi siamo venuti ad abitare qui nel 2003.

Luca (5°)
Caro Gianni
quando ero un bambino di quattro anni mi piaceva sempre dormire con i miei genitori e anche andare a scuola.
I migliori ricordi della mia infanzia sono andando in vacanza oppure rimanere sempre accanto ai miei genitori.
Ora ho quasi 11 anni che compierò il 5 marzo frequento la 5° elementare della scuola Via Baccano e mi trovo benissimo con le mie maestre ma purtroppo fra un po’ di mesi dovrò lasciarle.
Mi descrivo: ho i capelli castani, sono magro e la mia statura è media. Ora la cosa che mi piace molto è quella di giocare al pc o guardare la tv. Bhè ora ti saluto e torno a fare altri compiti. Ciao! Ah dimenticavo ! Abito a Roma in Viale delle Galline Bianche è una fortuna così ogni mattina mi alzo alle 8,00 del mattino, perché ho la scuola a due passi da casa.
L’esperienza che ci hai fatto trascorrere mi ha fatto vedere Roma con occhi nuovi. Fino ad ora non avevo mai notato i tesori della nostra città; invece a ogni angolo ho scoperto di veder un po’ di storia.
Sono rimasto impressionato quando ho visto come erano le scuole e la pagella molto tempo fa.
Mi sono divertito moltissimo, grazie per averci trasmesso questa esperienza a tutta la classe.

I ricordi della maestra Gabriella
Era il 1958, avevo  quattro anni …
Quanto tempo è passato, sembra impossibile che nella nostra mente e nel nostro cuore si trovi tutto questo spazio vissuto e pensato. Sembrano parole molto semplici, anzi inevitabilmente scontate, oppure frasi per cominciare o rompere il ghiaccio e ricominciare con i nostri ricordi. Ma tornare indietro e ripercorrere un viaggio al contrario nella nostra vita stessa non è stato per me semplicissimo. Ho aspettato tempo e ancora tempo prima di decidermi e scegliere di scrivere qualcosa che potesse essere “interessante” per altri.
Quali ricordi? Tornare indietro, indietro negli anni, fino a quando ero solo una bambina, fino a quando tutto si confonde e si diffonde in immagini, voci, suoni, rumori, odori, colori, luci, volti, emozioni, affetti come un caleidoscopio dalle mille forme e dai mille colori, tipico dei ricordi d’infanzia dove la realtà si cobra di fantasia e fiaba. I ricordi… prima affollati, confusi e sfumati, prendono pian piano posto negli occhi della mente e sempre più nitidi si fanno largo e vogliono raccontare con le parole dell’emozione e della tenerezza dei volti, delle mani, delle voci. dei gesti che mi sembra di rivedere, risentire. Le prime immagini che ricordo sono quelle legate al mio paese di origine, paese di montagna dove ho vissuto i primi anni della mia vita Un piccolo paese tulle montagne intorno, immagini fisse nella mia mente, profili ondulati e interessanti dove lo sguardo si perde fino a quando non incontra un “gigante” addormentato: il Gran Sasso d’Italia che si staglia, là di fronte alla mia casa e sopra un cielo ìmmensamente azzurro e trasparente. Un’ immagine che ha accompagnato la mia infanzia. I1 paese, al contrario, piccolissimo, brulica di persone indaffarate, bambini che giocano rumorosi e vocianti piccoli greggi di pecore belanti che passano. Stradine strette e inerpicanti tra file di case abbarbicate e attaccate tra loro, quasi a creare un unico caseggiato in salita con tante porte e finestre. Tutto di fronte a me.

 

Tre classi medie

L’astuccio e la tavoletta di cioccolato della professoressa Rosalba
Ricorda, ricorda ed ecco riaffiorare una  gustosa tavoletta di cioccolato a forma rettangolare, avvolta in una carta stagnola dorata. Era in realtà un surrogato di cioccolato della Ferrero, quello della nutella e costava 15 lire al pezzo. Mi piaceva molto perchè nel cioccolato erano incastonate delle nocciole sminuzzate, piccole piccole . Sulla carta dorata c’era incollata una figurina della serie:”Caccia grossa”. Le raccoglievo in un album e se ero fortunata scambiavo i doppioni con quelle di atri bambini. Ma la cosa più sorprendente è che nella raccolta si acquistavano punti per poter avere dei regali. Tra questi c’era una cosa che mi faceva impazzire solo all’idea di poterla mettere nella cartella che mi accompagnava a scuola, una cartella piccola di cartone marrone con il manico di ferro: un astuccio di legno a due posti  con il coperchio da sfilare. Nell’astuccio c’era  posto  per una  sola matita e per una  sola penna con il pennino di ferro. Per scrivere bisognava intingere il pennino nell’inchiostro. A me piaceva scrivere con il pennino color grigio ferro a punta fine, ma era più bello a vedersi il pennino color oro che terminava con qualcosa che mi sembravano due ali che accompagnavano la punta. Le gustose tavolette e la raccolta delle figurine che l’accompagnavano hanno richiesto un tempo che mi ricordo infinito, ma alla fine sono riuscita  a conquistare il mitico astuccio . Mi ci sono così affezionata da non averlo mai abbandonato.Se ben ricordo è il primo oggetto che mi sono conquistata tutto da sola all’età di cinque o sei anni e che ha accompagnato i miei  primi passi con la  scrittura. Oggi porta i segni dei cambiamenti che nel corso del tempo hanno scandito l’uso delle penne da parte degli scolari. Sull’astuccio si notano le macchie di inchiostro blu, nero e poi i segni della biro che è arrivata dopo. Potrebbe ricordarne  tante di storie il mio astuccio, ma se lo vedete piccolo com’è e tanto vissuto vi farà un pò di tenerezza. Dentro oggi ci conservo la prima lettera che sono riuscita a scrivere.

Restituzione della professoressa Alessandra
Se penso ad un diario, mi viene in  mente una scrivania in una stanza silenziosa e solitaria.
Ascoltando quanto è stato detto in questi incontri, invece, ho compreso che scrivere di sé non è una semplice valvola di sfogo delle proprie emozioni, ma ha la stessa funzione del guardarsi allo specchio: ci sistemiamo i capelli, ci aggiustiamo il make-up, ci prendiamo cura del nostro aspetto fisico. Ecco, scrivere un diario è guardarsi dentro, vedersi riflessi interiormente, per capirsi, per verificare se quello che ci sembra di noi stessi sia proprio così.
Io non amo scrivere, ho sempre sofferto della sindrome del foglio bianco, ma penso di capire oggi che il problema risiedeva nell’interlocutore. Non amavo scrivere per paura di deludere le aspettative dell’insegnante, per timore di rivelare sentimenti  e quindi mostrarmi vulnerabile.
Ma non avevo riflettuto sul fatto che si può scrivere per migliorarsi e per lasciare traccia di sé raccontandosi.  Se poi si condivide il racconto la ricchezza emotiva di condivisione che ne deriva è inestimabile.
Cosa ho ricevuto da questa esperienza? Sembra facile rispondere a questa domanda, ma la difficoltà che si incontra nasce dal fatto che nelle relazioni con le persone spesso pensiamo di avere un unico canale in uscita. Si parla di più di quanto si ascolti. Ecco è l’ascolto delle storie degli altri l’aspetto più importante che ho appreso. Sia come individuo che come insegnante, perché spesso noi prof. parliamo, parliamo e pensiamo di avere più da dare che da ricevere, invece questa esperienza mi ha fatto riflettere di più sul fatto che spesso non si ascolta né quello che noi stessi abbiamo da dirci né quello che gli altri ci stanno comunicando, siamo sempre concentrati sul nostro messaggio e neanche siamo consapevoli della reazione che il nostro messaggio suscita. Per questo, secondo me, essere più consapevoli dell’importanza dell’ascolto migliorerebbe la qualità dei rapporti interpersonali.
Il sociologo inglese Galton ha dimostrato che il gruppo  lavora  meglio e  vince sempre, perché la sua intelligenza è superiore alla somma di quelle individuali. Se questo è vero a livello razionale e intellettivo, cosa potrebbe succedere nell’ambito interiore, spirituale, se si riuscisse a condividere senza sopraffare le singole individualità?

Il quartiere di Federico (3°)
L’incontro nell’aula magna della nostra scuola con il professor Morandini è stato molto istruttivo e divertente per la conoscenza del nostro quartiere, ovvero Labaro-Prima Porta, che è anche uno dei quartieri più antichi e importanti di Roma.
Per prima cosa il professore ci ha chiesto se il nostro quartiere ci piaceva o no, molti di noi hanno risposto di no, ma la maggior parte di noi ha risposto di si, con molto piacere della professoressa Spagnoletti, dopodiché ci ha chiesto se ci piaceva proprio tutto o se in realtà volevamo cambiare qualcosa al nostro quartiere, le mani si sono alzate all’unisono: la maggior parte di noi ha detto che vorrebbe un centro sportivo pubblico con una piscina e campi da tennis, calcio e basket, mentre la maggior parte delle femmine vorrebbe una piazzetta (per spettegolare suppongo) e altre cose come una pista ciclabile  più grande.
Dopo un po’ di discussione su come migliorare il quartiere, il prof. Morandini ci ha fatto fare un gioco, due di noi dovevano candidarsi come sindaci del quartiere e amministrare il budget del Municipio. La cosa si è dimostrata molto più difficile del previsto. Dopo aver eletto Catalin come sindaco sono subito iniziati i lavori per la pista ciclabile più sicura e grande, ma era troppo dispendioso. Questo è successo perché senza adeguati studi di urbanistica e di amministrazione non si va da nessuna parte.
La giornata si è conclusa con un video che mostrava le migliorie apportabili al nostro quartiere.

I ricordi di Sabina (3°)
Mi chiamo Sabina, ho 14 anni e sono nata a Bucarest in Romania il 19 settembre del 1993. I miei genitori non erano molto ricchi, ed è per questo che dopo due anni mio padre decide di venire in Italia.
All’inizio non pensava di starci per sempre, solo per qualche anno; il tempo di racimolare qualche soldo e ritornare in Romania, ma le cose cambiarono. Nel frattempo io e mia madre siamo andate ad abitare dai miei nonni (i genitori di mia madre) in campagna. Il mio primo ricordo, infatti, è quando stavo dai miei nonni e ho detto a mia madre che se voleva venire in Italia, da parte mia poteva anche venire perché io stavo bene con i nonni…Lei poi (mia madre) dopo un po’ di tempo se n’è andata e io sono rimasta con i miei nonni.
Mi ricordo ancora l’ultimo giorno passato insieme prima che lei parti. Stavo seduta sulle sue gambe e stavo cantando una canzone che mi ricordo ancora, si chiama: “La piccola farfalla”, io cantavo e mio nonno suonava l’armonica. Mia madre ci ha anche registrati e ho ancora la cassetta; ma non ho il coraggio di ascoltarla perché mi metterei a piangere; avevo solo 4 anni quando mia madre è venuta qui, e io sono restata coi miei nonni.
Venivano a casa solo nelle vacanze di Natale ed ero molto contenta però, crescendo, io mi sono resa conto che non li conosco nemmeno…Col passare degli anni i miei comprarono un appartamento in città e quando mia madre rimase incinta di mio fratello tornarono a casa tutti e due e ci trasferimmo in città.
Dopo due anni passati dalla nascita di mio fratello mia madre è dovuta ritornare in Italia per rinnovare il permesso di soggiorno e nel frattempo io e mio fratello siamo rimasti con mia nonna. Poi però mia madre ha deciso di restare ancora in Italia cosi hanno ingaggiato una ragazza come “babysitter” e per un anno siamo rimasti con lei…poi il terzo anno; i miei hanno trovato un’altra persona, una donna di circa 50 anni, che era come una seconda nonna per noi…e siamo stati con lei per un anno.
Dopo tutti questi cambiamenti i miei si resero conto che non potevano più andare avanti cosi…
Mi ricordo ancora come mi sentivo quando i miei dovevano partire per l’Italia…piangevo sempre ma non lo facevo mai davanti ai miei genitori…non volevo che si sentissero peggio di come si sentivano già… Io dormivo da sola e tutte le notti prima che loro partissero andavo a letto e mi infilavo sotto le coperte e piangevo… Quel groppo in gola che avevo durante la giornata usciva fuori di notte, prima che io mi addormenti…
Ho sofferto molto; moltissimo e adesso non ci voglio nemmeno pensare perché questi ricordi fanno troppo male…Mi fanno soffrire troppo.
Una volta quando stavo in cucina con mia madre, lei stava preparando il caffè per il viaggio, e mentre parlavamo della scuola e degli amici ho cominciato a piangere…e non mi fermavo più; non volevo perché mamma mi stava abbracciando e non volevo lasciarla…
Quello è stato uno dei più belli, ma anche brutti momenti della mia vita.
Oggi giorno, dopo tre anni che vivo a Roma, mi sento benissimo. Finalmente abito con i miei genitori e siamo una vera famiglia. A volte si litiga, ma questo succede in tutte le famiglie.
Mi trovo molto bene in Italia, anche perché ho moltissimi amici con cui mi diverto; sto benissimo anche grazie alla mia migliore amica Valentina. La nostra storia, posso definirla anche divertente perché quando ci siamo conosciute ci siamo odiate dal primo giorno. Non ci sopportavamo perché tutte e due andavamo bene a scuola e c’era questa rivalità fra di noi. Ma adesso siamo inseparabili; infatti, qualche tempo fa lei è andata in settimana bianca e mi è mancata moltissimo. Lei è la mia prima vera migliore amica. E ne sono contenta.
Il racconto di Gianni mi ha aiutato molto; perché fino adesso pensavo che la mia vita non valesse niente; invece con questa riflessione mi sono accorta che è esattamente il contrario: ho una famiglia, sana e felice e dei grandissimi amici…

Fabrizio (3°)
Il mio primo ricordo risale a quando avevo sei anni circa, mi ricordo che avevo già mangiato e mi ero lavato e profumato tutto con il borotalco come di solito fanno i bimbetti piccoli prima di andare a letto.
Dopo le procedure di routine del bacino della buona notte, chiusi gli occhi pensando solo a dormire…pochi minuti dopo sentii, inavvertitamente, l’insopprimibile, insopportabile, incontrollabile, imprescindibile, inarrestabile bisogno di fare la pipì, uscendo trotterellando come una lepre fino in bagno incrociai mio padre che cominciò subito a sgridarmi: “Fabrizio fila a letto sennò ti do tante di quelle legnate che te le ricordi finché campi!”. Ma io non lo ascoltai e filai dritto in bagno fino al mio obiettivo: il WC.
Morale della favola: quando ti scappa, ti scappa!

Il ricordo di Jasmine (2°)
Uno dei miei tantissimi ricordi, sicuramente il più bello è stato quando ho imparato a scrivere. Avevo tre anni e mezzo quasi quattro e stavamo a casa dei miei nonni al paese e si erano riuniti tutti gli anziani e stavano giocando a carte. Io quella sera stavo facendo la lagna perché volevo scrivere i punti. Nonna mi accontentò, presi in mano quella penna e quel foglietto, mentre giocavano.
Durante la partita, io gli chiesi a nonna se Olindo si scriveva con una o due “L”. Si misero tutti a ridere e io non capivo nulla, poi mi hanno spiegato tutto. Quel signore che, quando vado al paese io incontro sempre, ogni volta mi dice: “Mi raccomando non dimenticare che la prima parola che hai scritto è stato il mio nome”.

Il ricordo di Francesca (3°)
I ricordi che ho sono veramente tanti e tutti con un significato affettivo da poter raccontare.
La vita è fatta di tanti piccoli piaceri e soddisfazioni.
La vita si vive ad occhi aperti, con gioia, ed io sono di questa idea.
Quando ero piccola ero molto socievole e vivace e anche molto vispa.
Ne combinavo di tutti i colori e facevo impazzire la mia mamma che doveva sempre corrermi dietro. Ero piccolissima, ma ricordo quel giorno come se fosse ieri.
Io, assieme alla mia famiglia, siamo in vacanza al mare, è il mese di agosto, lo ricordo perché pochi giorni dopo è il mio compleanno.
È sera ed io come sempre non voglio dormire, la mia mamma cerca in tutti i modi di farmi addormentare, con le favole, le canzoncine, di tutto, ma io proprio non ho sonno.
Cosi mamma mi porta fuori a fare una passeggiata vicino al mare. È calmo e c’è silenzio, si sente il (rumore)del mare, ed è bellissimo.
La mia mamma mi parla, ma io non la capisco molto bene.
Poi si sdraia per terra sulla sabbia e vedo che si è tutta sporcata, mi dice, e cerca di farmi capire di sedermi accanto a lei, io la capisco e mi sdraio. Mi indica di guardare il cielo, alzo gli occhi e vedo tante stelle, non so bene cosa sono e cosa vogliono significare, so solo che sono bellissime e luccicano. Mi addormento mentre le sto guardando.
Mamma mi porta a letto, mi rimbocca le coperte e mi dà un bacino sulla guancia.
Dormo e sogno tante stelline sopra di me.
Sono piccola, ma della vita già credo di aver capito tutto e sono sicura che capirò tutto ciò che c’è da capire.

Amar (2°)
Vi racconterò del mio primo giorno di scuola alle elementari.
Non ero molto eccitato ma ero contento di scoprire nuovi amici. Appena arrivato ci hanno fatto accomodare nella sala grande della scuola e ho iniziato a guardare se c’era qualcuno che conoscevo e riesco a vedere una faccia conosciuta…era Davide, è venuto verso di noi e ci ha salutato, sperando che capitavamo nella stessa classe. Poi una maestra ci ha iniziato a leggere le classi e io Kashi e Davide siamo andati in classe e le nostre maestre si sono presentate, ci hanno detto di fare ricreazione ma io non sapevo che cosa era, allora Kashi è andato a chiederlo e la maestra ha detto che era il tempo per giocare.
Quel giorno di scuola non abbiamo fatto quasi niente allora, quando sono tornato a casa, ho detto a mamma che la scuola è un posto bellissimo ma ora me ne sono pentito.
Almeno ho conosciuto molte persone che non conoscevo.

Catalin (3°)
Gianna Merli e Gianni D’Alfonso hanno iniziato a parlare di come possiamo ricostruire la nostra storia e raccontare i momenti importanti della nostra vita, con l’autobiografia.
Gianni ha detto una frase molto interessante, che mi ha fatto riflettere molto. Ha detto che ognuno di noi è diverso e unico, ed ognuno di noi ha una storia diversa, come diverso è il suo modo di raccontarla. Attraverso il materiale che lui ha portato, ha raccontato la sua vita con foto, immagini e disegni. Era interessante ascoltare i momenti importanti della vita di un’altra persona.
I miei ricordi sono tanti ma non riesco a metterli in ordine, un ricordo recente per me era quando ho cominciato il mio primo giorno di scuola, avevo sette anni e ricordo che mi sentivo solo a scuola non conoscevo nessuno, tutti avevano un amico ma io no, i numerosi ricordi che invadono la mia mente sono belli e brutti ma i ricordi sono ricordi e bisogna ricordarli.
L’esperienza di Gianni e il racconto della sua vita mi ha fatto capire che ognuno può raccontare la propria storia attraverso foto della nostra infanzia.
Gianni ha raccontato i suoi momenti speciali, per esempio con la sua foto di quando era piccolo.
Ci ha regalato tante emozioni.

I ricordi di Valentina (3°)
…si vive di ricordi…Ma sinceramente non ricordo molto della mia infanzia…
Il mio cervello, ma più che altro il mio cuore, ha praticamente eliminato tutti i miei ricordi dalla memoria…tutti i miei ricordi belli, quelli felici, allegri…tutti i miei ricordi fino al giorno in cui ho perso mio zio…era il dodici luglio del 1998…era estate, avevo quattro anni…cioè, ne avrei fatti quattro il quindici luglio, tre giorni dopo.
Pochi mesi prima mio zio era partito, era andato in America…andava spesso li…viaggiava molto….aveva promesso di portarmici prima o poi, quando sarei cresciuta un po’…me lo diceva sempre… Stava andando a casa di mia nonna, era sulla moto…quando una macchina gli ha tagliato la strada…e ha fermato la sua vita…e distrutto la mia e quella dei miei parenti.
Non era un tipo spericolato…era semplicemente…allegro, divertente…aveva capito il senso della vita….di questo ne sono sicura…e viveva la sua in ogni momento…non si lasciava fuggire nulla…era fantastico…..io ero molto affezionata a lui….era il fratello di mio padre…ma per me era come un secondo padre…passavamo molto tempo insieme….mi voleva bene…ero piccola…perciò non mi dissero subito che era morto…aveva solo trenta anni…e io non potevo capire…ma pian piano ho cominciato a comprendere che non era più con noi…piangere non serviva a nulla…lui era con me, ed è con me ogni in ogni attimo della giornata, mi aiuta nelle scelte, mi è vicino quando sbaglio…e io me lo ricordo molto bene…anche se sono passati dieci anni…lo ricordo sorridendo, il sorriso che avevo quando lo vedevo…quel sorriso che aveva quando parlava…c’è solo un ricordo che si può dire sia il mio primo vero ricordo…un ricordo prima di questo giorno, un ricordo felice…che mi ha reso felice…ero a casa di mia nonna, e lui mi aveva fatto una sorpresa, mi aveva portato un regalo…ero sul seggiolone, con il grande scatolone in mano…e lui era li, seduto per terra…sotto di me…che mi guardava e sorrideva…io immaginavo cosa c’era dentro…la casa delle Barbie che desideravo tanto…non so se avete presente quei cartoni animati…anzi no, quei in cui una bimba bionda gioca con una grande casa tutta in legno, colorata di rosa e curata nei minimi dettagli?? Ecco…era proprio cosi…mi sentivo proprio cosi…la protagonista…
Solo che invece essere in legno, la casa era in plastica…era bellissima…e ce l’ho ancora oggi…è grande, rosa e bianca, ha proprio tutto: la cucina, il bagno, la camera da letto, il salotto, le scale…desideravo moltissimo quella casa, e lui lo sapeva…e mi ha reso felice…cominciai subito a giocarci…e lui era li che mi guardava…mi guardava sempre…mi rendeva felice…mi sentivo amata…è stato con mio zio che facevo le cose più strane e assurde…ho ancora una foto dove mi ero travestita per Carnevale da leone e lui si era messo a gattoni per terra e io gli ero salita sopra…quanto ci divertivamo insieme!
Non dimenticherò mai le giornate insieme a lui…
Oggi sono cresciuta…sono diventata una ragazza molto sensibile a queste cose, spesso esagerata…oggi ogni giorno che passa cerco di catturare qualcosa che possa rendere quel giorno indimenticabile…non voglio perdere nemmeno un attimo del tempo che ho…
La vita che ho è solo una, e, sinceramente ho deciso che non mi interessa più quello che dicono gli altri su di me…io sono Valentina…io faccio quello che mi piace fare perché voglio farlo e non perché sono costretta a farlo…io non dimentico perché non voglio dimenticare…io voglio vivere la mia vita, con un solo obiettivo: capirne il senso…
Ogni giorno che passa è unico e speciale…non voglio perdere più nessun ricordo...voglio, un giorno, poter raccontare ai miei amici che la mia vita è fatta di ricordi, di momenti che non possono ritornare, di attimi che però sono sempre con me…voglio potergli dire: “ti ricordi quella volta quando siamo uscite insieme e siamo andate al Pincio con i pattini e ci siamo divertite moltissimo…o quella volta che eravamo a casa tua e mi avete insegnato a giocare a ping pong…?...o quella volta che ci siamo mangiate quasi un torrone intero al cioccolato sul divano di casa tua…?...o ancora quella volta che un po’ pazze ci siamo fatte mille foto, una per ogni secondo della giornata…?...”

I ricordi di Elena (3°)
All’asilo la maestra mi considerava la più matura, ma io non sapevo cosa volesse dire quella parola e quindi ero solo io: Elena.
Ero abbastanza alta, capelli ricci e corti e magra.
Il primo giorno di scuola d’asilo piangevo come un “rubinetto aperto” e volevo solo stare con mia madre. Fu cosi per i primi giorni, ma quando ebbi conosciuto alcuni compagni non vedevo l’ora di andarci.
Mi ricordo un episodio particolare: un giorno di pioggia, il cielo “era triste e malinconico” e tutti noi stavamo in aula a giocare e a disegnare, quando ad un certo punto un tuono ci fece impaurire tutti e di colpo ci trovammo uno abbracciato all’altro con le proprie paure.
All’asilo in quello che facevamo ero molto brava, e passati i tre anni…era ora di “passare” alle elementari.
Non ci ho messo molto per fare amicizia. Durante il pomeriggio mentre passeggiavo in giardino, notai due bambine molto belle con i capelli lunghi che stavano parlando e una faceva i capelli all’altra. Mi feci coraggio e andai li da loro per fare amicizia e loro subito mi accolsero e diventammo amiche: i loro nomi erano Federica e Serena. Erano molto simpatiche e sono state le mie migliori amiche fino alla quarta, quando un giorno qualcosa è successo che ha cambiato le mie amicizie.
Era caldo e stavamo in giardino per la ricreazione. Avevamo fatto una specie di due gruppi: un gruppo stava giocando a nascondino e l’altro stava giocando ad imitare il Grande Fratello” cioè un programma televisivo.
Io facevo parte del secondo gruppo, ad un certo punto io e una compagnia volevamo interpretare la stessa persona del “Grande Fratello”, nessuna delle due cedeva e cosi siamo finite a litigare e a piangere.
Tornate in classe io e la mia compagna Camilla non ci degnavamo di uno sguardo; la nostra maestra ha provato ad intervenire, ma non siamo riusciti a risolvere nulla. Non ci parlammo fino al giorno dopo, quando un compagno ci ha fatto riconciliare.
È un caso strano, ma da lì siamo diventate migliori amiche.
Finite le elementari…sono arrivate le medie!
Devo ammettere che ero un po’ impaurita e non so perché avevo un senso di inferiorità verso gli altri ancora prima di conoscerli. Sono arrivate le medie e io mi sentivo emozionatissima, ma il primo giorno ho conosciuto quasi metà classe.

Il Raccordo di Sabina (3)
Oggi abbiamo avuto un incontro con l’ urbanista Morandini ed è stato molto interessante. Ci siamo divertiti molto. Verso la terza ora siamo scesi giù in aula magna ed insieme ad altre due classi, la 2 c e la 2d abbiamo partecipato ad un progetto. Abbiamo parlato un po’ della storia del GRA, dell’ ingegnere che lo costruì, che visse a Flaminio e poi, verso la fine, ci siamo posti questa domanda : il Grande Raccordo Anulare unisce o divide? A questo punto nessuno ha fiatato. Nessuno sapeva cosa dire. Perché pensandoci non si sa qual’ è la risposta giusta. Giustamente alcune persone pensano che il GRA isola Roma dato che è stato costruito a forma di anello attorno ad essa. Ma altre persone dicono che il GRA unisce Roma ai suoi dintorni e ad altre città. Perché da questo Grande Raccordo ci sono molte uscite, 33 precisamente, e quindi.. alla fine non abbiamo risposto. Ci dobbiamo ancora pensare. Dopo questa breve introduzione, l’ architetto urbano ha cominciato a parlare della nostra città in generale. Di che cambiamenti vorremmo fare e che cos’è che ci piace. Ha chiesto a tutti noi che cosa vorremmo fare quando cresceremo. Restare nel nostro quartiere o andarcene, anche in altre città o paesi? A questo punto, la maggior parte dei ragazzi ha risposto che se ne vuole andare. Perché il quartiere non è proprio adatto a quello che ognuno vuole fare, cioè, ognuno vuole cambiare, magari con un lavoro molto buono sente la voglia di andarsene ed iniziare una propria vita da solo. Questo piacerebbe anche a me non ho mai pensato di rimanere qua. Prima porta- Labaro… diciamo che sono due quartieri tranquilli. E piccoli.. ed è proprio per questo che a me non sta bene. Io voglio sentire il rumore delle macchine, delle persone che vanno al lavoro la mattina quando mi sveglio, non un silenzio tomba. Voglio vivere in una grande città, dove ho molte possibilità di lavoro, ma anche dove mi sento bene e sicura, perché Prima Porta non è un quartiere molto quieto.


I ricordi delle Medie di Valeria (studentessa in tirocinio)
Ho frequentato le scuole medie in una scuola privata, non molto distante dal quartiere in cui vivo. È stata forse la prima volta in cui i miei genitori mi hanno coinvolto in una decisione cosi importante come la scelta della scuola, ed io volevo andare in una scuola speciale, e questa lo era, almeno per me. La scuola si chiamava “S.Francesca S.Cabrini”, era molto pulita ed attrezzata, piccola ma molto confortevole, con un giardino molto grande ed anche un campetto da calcio e uno di basket.
Ed erano numerose le attività extrascolastiche che facevamo, ricordo che per l’ultimo anno allestimmo una rappresentazione teatrale: “La spada nella roccia” in cui io impersonavo il menestrello che narrava la vicenda. Ricordo che quel giorno venne tutta la mia famiglia a vedermi, anche i miei nonni.
In quegli anni mia madre lavorava quindi iniziai a rimanere a scuola fino al pomeriggio, ricordo la mensa in cui pranzavamo, ci veniva dato solo il primo piatto, il secondo lo dovevamo portare noi da casa in un pentolino di metallo che ho ancora…
Devo dire che ricordo quegli anni per le molteplici attività che svolgevo, uscivo da casa, ogni mattina, portando dietro lo zaino, la borsa per il pranzo e quando servivano, la chitarra, la valigetta di educazione tecnica e il cambio per gli allenamenti di basket che avevo iniziato a praticare in quegli anni. È proprio grazie alla professoressa di educazione fisica se ho iniziato ad amare questo sport.
Ora, quando casualmente passo davanti alla scuola cerco di sbirciare dentro il cancello ed ogni volta rimango stupita del fatto che niente è cambiato, tutto è rimasto come era in quegli anni, almeno dal di fuori. Un’oasi di verde e tranquillità in un quartiere che è diventato fin troppo grigio e rumoroso.
È stato molto bello collegare alle tante parole che avevo letto e trascritto, i volti di questi ragazzi. Per me è stato innevitabile ricordare le “mie” scuole medie: le ho frequentate durante gli anni compresi tra il ’92 e il ’95.
Avevo 11 anni ed iniziavo ad interessarmi di quello che succedeva nel mondo.
Ricordo che nel 1992 le forze armate serbo-bosniache iniziarono l'assedio della città di Sarajevo, iniziò cosi la guerra in Jugoslavia, che durò fino all'ottobre del 1995, portando distruzione su larga scala e una fortissima percentuale di emigrazione.
Ricordo con molta commozione due delle notizie più tristi in quegli anni ed il toccante servizio che fecero al Telegiornale in seguito alle stragi di Capaci e di via D’Amelio, a Palermo, in cui persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli agenti delle loro scorte.
Nel luglio del ’94 ci furono anche i Mondiali di calcio disputati negli Stati Uniti d’America in cui la Nazionale di calcio italiana perse il Mondiale contro il Brasile, 0-0 ai supplementari e 3-2 ai rigori con gli errori sul dischetto di Baresi, Massaro e Roberto Baggio. Devo ammettere che ricordo con esattezza quel triste momento…
Erano anche gli anni in cui iniziavo ad appassionarmi di musica, grazie anche a mio fratello che mi faceva ascoltare i “Queen”, ricordo i pomeriggi interi passati a vedere i loro video musicali cantando le canzoni. Un altro gruppo storico di quegli anni erano i Take That, ricordo i lunghi ed importantissimi discorsi con le compagne di classe su chi fosse il nostro preferito.
Erano anni gioiosi e spensierati in cui le mie uniche preoccupazioni erano lo studio e lo sport.